Non solo radio

di Pino Menzio

 

Dal Museo "mille voci… mille suoni" di Giovanni Pelagalli, Bologna

Stazione radiofonica Marconi per aeromobile
(1918)

Questo Museo iniziò come collezione privata del radiotecnico bolognese Giovanni Pelagalli, recentemente nominato Cavaliere dal Presidente Scalfaro. Nato agli inizi degli anni Quaranta e impiegatosi non ancora quindicenne presso la Sinudyne di Bologna, Pelagalli incominciò a lavorare in proprio nel 1965, aprendo un laboratorio di riparazioni radio-Tv. Anziché buttar via i vecchi apparecchi che gli venivano consegnati per la demolizione, Pelagalli li teneva e cercava anzi di rimetterli in funzione.
A poco a poco e quasi senza volerlo, l'appassionato radiotecnico creò il primo nucleo della sua collezione, ricorrendo anche ad alcuni apparecchi di famiglia, come un "grammofono coloniale" a manovella, una grande radio appartenuta ai nonni, e una curiosa spazzola a carillon.

Rivelatore onde elettromagnetiche Marconi
(1893-1895)

Stazione radiotelegrafica Marconi
(modellino didattico, 1910)

 

Nel 1988 Pelagalli fu incaricato di allestire, nella tradizionale festa bolognese di Ferragosto a Villa Revedin, un'esposizione di radio d'epoca.
Utilizzò per questo i pezzi migliori che aveva nel magazzino, e invitò i colleghi radio riparatori a prestargli i loro apparecchi più interessanti. La mostra suscitò un grande interesse presso il pubblico, la stampa e la televisione; questo radicò definitivamente Pelagalli nella sua passione, convincendolo dell'importanza e del valore culturale di questa iniziativa di collezionismo.

Marconiphone V1
(1924)

Antenne a quadro
(anni '20)

Efescaphone "Nelson Grand"
Falk - Stadelmann su licenza
Marconi, detto "a tapparella"
(1924)

Microfoni a carbone
URI e Safar
(anni '20)

Pelagalli iniziò così una ricerca più sistematica di radio d'epoca, di grammofoni e di scatole musicali, per rendere più completa la sua collezione. Moltiplicò le visite a mercati e mercatini delle pulci, e si recò anche alle aste londinesi, spesso ricche di qualche pezzo interessante. Nella maggior parte dei casi, però, gli apparecchi ritrovati andavano restaurati sia dal punto di vista tecnico (soprattutto per quanto riguarda le valvole), sia dal punto di vista estetico (ad esempio aggiustando le scatole in legno o rifacendo le manopole di bachelite).

Radioricevitore a cristallo di galena
(1918)


Ora il Museo bolognese Mille voci... mille suoni comprende più di settecento pezzi perfettamente restaurati e funzionanti, in un'esposizione permanente dallo sviluppo di oltre 1.500 metri. Numerosi apparecchi della collezione sono rarissimi e hanno un grande valore economico. Il più antico è un organo a canne di piombo del Settecento, con due registri e otto brani musicali nel tamburo di legno; ci sono poi vari fonografi a rulli in cera di Edison (1880), destinati in origine a un utilizzo nell'industria, e numerosi stupendi grammofoni a tromba.

Nel Museo si può seguire tutta la storia della radio: dagli apparecchi radio originali firmati Marconi, dotati di set di valvole di ricambio e cuffie, ad alcuni preziosi modelli inglesi, americani e tedeschi degli anni Venti e Trenta; dalle Radio Balilla e Radio Rurali del Ventennio, studiate in modo da non permettere la ricezione delle stazioni estere, alle Radiomarelli in bachelite del dopoguerra.
La collezione termina con gli anni sessanta, l'ultimo periodo in cui le valvole vennero ancora utilizzate intensamente in ambito radiotecnico. Il Museo comprende inoltre una corposa biblioteca tecnico - scientifica composta di testi, anche molto rari, pubblicati a partire dalla fine dell'Ottocento.

Radioricevitore Siti mod. Radiorurale
(1934)

Radioricevitore Magnadyne mod. Balilla
(metà anni '30)