Il Duomo nuovo di Alba
 
I documenti relativi alla costruzione promossa dal vescovo Andrea Novelli (a partire dal 1486 sino al 1517) non ci forniscono elementi significativi sulle qualità formali-strutturali dell’architettura del Duomo: si tratta essenzialmente di registrazioni di pagamenti di mattoni, di calce, di legname, di registrazione dei contributi provenienti da tutta la diocesi per la nuova costruzione. Non abbiamo menzione di demolizioni delle strutture della chiesa basilicale romanica (e forse in parte paleocristiana) che si ergeva sul sito. È tuttavia rimasta documentazione della permanenza di strutture di epoca pre-quattrocentesca sino all’epoca dell’intervento dell’Arborio Mella, come documentano un disegno del Mella stesso prima del restauro, ed un altro disegno con riflessioni su differenti fasi antiche rapportate allo stato dell’edificio dopo il restauro.
L’intervento quattrocentesco voluto dal Novelli, malgrado quanto dallo stesso annotato nel suo Libro di spese, quando scrive che il 18 maggio del 1486 «.positus fuit primus lapis in fondamentis ecclesiae sancti Laurentij Albensis.», non fu una ricostruzione completa dell’intera Cattedrale, bensì fu un intervento che consentì di mantenere una consistente parte dei più antichi edifici. Alla luce di una attenta valutazione della documentazione pervenuta, l’opera del Novelli consta della ricostruzione di tre navate di quattro campate, erette, e come incastrate, tra due corpi conservati nella loro entità precedente.
Libro di spese fatte dal
vescovo Andrea Novelli
per la fabbrica del Duomo
e del Vescovado
1486 - 1516

Ms. cartaceo con legatura
in pergamena - XVII sec.

cm 29,4 x 11
Alba, Archivio Capitolare
del Duomo
Presso il presbiterio, le navate si incastrano nel corpo orientale costituito dall’abside e dai due bracci antichi del transetto; seguono quindi le altre tre campate che vanno a congiungersi con il corpo occidentale.
Queste parti antiche risulteranno quindi recuperate a tutti gli effetti a costituire la forma quattrocentesca della Cattedrale.
Delle navate medievali sarà conservata, sino all’intervento dell’Arborio Mella, la più settentrionale di sinistra, con elementi significativi della sua serie di sei campate tra la facciata ed il transetto: si mantennero infatti i supporti verticali più a nord, costituiti da lesene lobate che sono documentate concordemente dall’Olliani e dall’Arborio Mella. La presenza di quattro cappelle laterali – due su ogni lato – su pianta quadrangolare, che l’Arborio Mella documenta simmetriche e aperte nelle pareti esterne delle due campate delle navate laterali più prossime al transetto, potrebbero far parte della realizzazione quattrocentesca: la forma del varco con cui queste cappelle si aprivano sulle navatelle era un arco pressoché a pieno centro; ciò potrebbe lasciare adito al dubbio che esse siano un’addizione più tarda, ma va ricordato che i bracci del transetto (romanico) hanno una volta sostanzialmente a pieno centro e, sino al 1866, detti bracci affacciavano sulla navatelle con analogo arco a tutto sesto; sarà l’Arborio Mella a creare degli archi ad ogiva per tutti quegli affacci. Un altro ambiente, di pianta più complessa, che è documentato aperto in asse alla prima campata della navata sinistra, dovrebbe aver ospitato il Battistero.
[...]
 

Edoardo Arborio Mella
(Vercelli 1808 - 1884)

Duomo d'Alba. Taglio trasversale.
particolare

China nera, penna e acquerello
su carta bianca
Vercelli, Istituto di Belle Arti

Lo studio della fortuna critica del monumento, è reso complesso dai pregiudizi secondo cui, a partire dal tardo Ottocento, guardando questa architettura si descrive ciò che si vede; pregiudizi orientati a leggere una forma «di stile gotico lombardo... a tre grandi navate con doppio ordine di colonne sostenenti le volte ed archi a sesto acuto.», come recita un manoscritto del 1898; ma quelle volte esistevano non in quanto strutture quattrocentesche, ma per il mezzo dell’interpretazione che l’Arborio Mella aveva dato, abbattuti tutti gli orizzontamenti, sia rifatti nel Seicento sia conservati dal Medioevo e dal XV secolo.
E quella interpretazione ha completamente cancellato, oltre che le superstiti testimonianze dell’impianto medievale, che erano state pienamente integrate allo spazio quattrocentesco, anche elementi, quali le cappelle laterali, che dobbiamo ritenere a tutti gli effetti frutto della concezione originaria della basilica voluta dal Novelli. [...]
La Cattedrale albese si connota per il mantenimento di aspetti significativi delle strutture storicizzate. Si pensi alla inconsueta facciata-fortezza, che costituiva un vero e proprio edificio e non solo una cortina, essendo una architettura che rappresentava un sistema di funzioni sociali molto particolare, con la sala sopra la volta dell’endonartece destinata alle riunioni dei rappresentanti della comunità albese ed alle occasioni solenni.

Olliani
e Anton Maria Stagnon

Chiesa Cattedrale di Alba
1789

Incisione all'acquaforte
su carta bianca
cm 19,8 x 12,6
Alba, Biblioteca Civica

Il vescovo non modifica questo complesso che certamente era in sistema con la torre civica che si ergeva di fronte alla campata sinistra del nartece e sul quale, molto probabilmente, capitolo e mensa vescovile avevano un limitato potere di intervento, così come capitava in altri contesti comunali. Così come non modifica, nella loro configurazione spaziale, i luoghi che costituivano il cuore dell’antica Cattedrale: cripta, presbiterio, bracci del transetto e campanile, strutture presumibilmente anche meglio conservate.
[...]

Disegnatore piemontese (fine XIX secolo)

Stato della Cattedrale nel 1848
(1898)

China nera a penna
e acquerello su carta bianca
cm 91,4 x 64,8
Alba, Biblioteca Civica

Un semplice confronto con le nuove architetture religiose piemontesi temporalmente più prossime all’impresa di Andrea Novelli ci fa rilevare che, lontane e in prospettiva le grandi innovative soluzioni di impronta bramantesca quali Roccaverano e Saliceto, questo stesso progetto si colloca perfettamente nella scia delle iniziative di Saluzzo e di Carmagnola.
Il progetto torinese di Domenico della Rovere, personaggio prossimo per cultura ad Andrea Novelli, partirà sei anni più tardi e si realizzerà nell’arco dei successivi sei anni – tra 1492 e 1498 –, quando ormai i piani albesi erano invece ampiamente in svolgimento, con all’opera tecnici e maestranze che per struttura tecnologica – oltre che per disponibilità economica del finanziatore –, richiederanno pertanto tempi più prolungati.
Resta tuttavia una lacuna, che difficilmente si può colmare, per comprendere l’ideologia che sottende alla scelta “tradizionale” per la Cattedrale, ed è il raffronto con le forme che dovettero caratterizzare il palazzo che lo stesso vescovo Novelli ricostruì per sé quale vescovado di Alba, stando ai conti che, parallelamente a quelli della Cattedrale, si sviluppano nel suo Libro citato; ricostruito nel Seicento dal vescovo Brizio, dopo un evento distruttivo, quell’edificio scomparso non può più aiutarci a ricomporre un quadro articolato di eventuali scelte differenti, fondabili su motivazioni culturali che intendessero distinguere tra un ambito “civile” ed uno “spirituale”, come tuttavia già potrebbe indurci a pensare il raffronto della Cattedrale albese con il palazzo astense.
Giuseppe Carità
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