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L’idea
di illustrare i manifesti della XXV Fiera del tartufo nasce ad Albisola,
come gesto simbolico per ricambiare l’accoglienza e il favore tributati
l’anno precedente a Sciutto, Siri e Caldanzano. E’ lo stesso
Antonio Siri a convocare gli artisti, come ricorda Piero Simondo –
che congegna personalmente l’intestazione a stampa dei cartelloni.
Rispondono all’incirca due grandi gruppi: quello dei «milanesi»,
che aveva in Lucio Fontana il suo riferimento maggiore, e quello degli «albisolesi»;
anche Simondo e Gallizio contribuiscono, con un manifesto a quattro mani
(Simondo ne firmerà un altro da solo); Alba è rappresentata
inoltre dal giovane Bruno Sandri, che inizia proprio in quel periodo a maturare
uno stile diverso dal figurativo tradizionale. Ogni partecipante lascia
il proprio segno a seconda della sensibilità e della poetica, prendendo
la cosa con levità e umorismo; chi dipinge un solo esemplare e chi
più di uno, fino alla vera e propria miniserie, molto bella, di Tinin
Mantegazza. Anche Farfa, il «miliardario della fantasia», figura
carismatica del Futurismo, regala il “suo” tartufo. |
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Il divertimento e l’atmosfera
rilassata e festosa si percepiscono bene ancora oggi, scorrendo i manifesti
– in cui si individuano temi abbastanza ricorrenti e inevitabili
(il cane che ricerca il tartufo, la tavola imbandita...), come pure scelte
meno scontate e del tutto autonome (Giovanni Tinti, ad esempio, ritrae
lo scorcio di una piazza di Alba, che oggi appare molto trasformata).
Non si può fare a meno di notare, poi, la presenza significativa
delle streghe: per sottolineare probabilmente la dimensione “magica”
(o addirittura sotterranea?) del tartufo, pescando nel folclore locale
(le «mànie» della Liguria, parenti certo delle «màsche»
langarole). E’ questo l’unico indizio che può giustificare
l’etichetta di «Circolo della strega», sotto cui si
presentava, cinquant’anni fa, l’esposizione dei «Cartelloni-Disegni»
alla Fiera del tartufo. Per la verità, sembra che ci fosse l’intenzione
di portare ad Alba qualcosa di più – uno spettacolo teatrale,
nato anch’esso abbastanza estemporaneamente nell’estate, e
ispirato ad un poema di Tullio d’Albisola (Tullio Mazzotti, 1899-1971),
ceramista e scultore futurista, riferimento d’obbligo della vita
culturale albisolese. Non risulta che lo spettacolo abbia poi avuto luogo,
e nel programma ufficiale della Fiera non se ne fa comunque menzione.
Come si è detto, non pare che qualcuno ad Alba abbia mai assistito
al rogo della strega Miodina come raccontato da Tullio d’Albisola
(«La Miodina è un fantoccio di stoppa / coi capelli rosso
carota - / E’ spilungona magra e zoppa / peccatrice ma bonacciona
- / Nulla di fosco, come strega / non spaventa neanche i bambini / e sbertucciata,
in camicia da notte, / ogni anno vien data alle fiamme / sul rogo che
fanno i monelli...»). Nel clima di sagra della Fiera, arrivarono
molti degli artisti (una foto ritrae Emanuele Luzzati in giuria al concorso
della «Bela Trifulera») e i famosi manifesti – ma l’episodio
si esaurì lì: la grafica e l’immagine della Fiera
continuò, l’anno seguente, a seguire standard tradizionali
e consolidati. Quanto ai manifesti albisolesi, i due di Aligi Sassu furono
acquistati da un collezionista albese. Di altri (come quelli di Asger
Jorn – almeno un paio – riconoscibili in una vecchia fotografia)
non è stato possibile, al momento, rintracciare la collocazione.
Molti furono conservati dallo stesso Pinot Gallizio, e poi da suo figlio
Pier Giorgio. Tre opere (quelle di Lucio Fontana, di Farfa, e il manifesto
a quattro mani di Gallizio e Simondo) vennero esposte nel 1998, ad Alba,
nell’ambito della mostra «Le Langhe e i loro pittori»,
organizzata dalla Fondazione Ferrero.
In seguito all’improvvisa scomparsa di Pier Giorgio Gallizio, nell’autunno
del 2003, la sua collezione d’arte contemporanea è finita
all’asta; un blocco di altri 45 manifesti è stato così
acquistato lo scorso anno dalla Fondazione Ferrero e dal Centro Studi
«Beppe Fenoglio» di Alba. La presente mostra è dunque
in grado di presentare un insieme significativo di cinquanta opere.
Per quanto nati in maniera semi-improvvisata, nel vortice delle «estrosità»
dell’estate albisolese, i «Cartelloni-Disegni» ci restituiscono
con chiarezza l’incanto di una stagione, umana e creativa, piena
di fascino e di avventura. |