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Presentazione
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Giuseppe Vernazza è stato uno dei maggiori intellettuali che la
nostra terra abbia prodotto nei secoli. Per mio conto, direi il maggiore
tout court. Eppure, dopo la sua scomparsa, fatti salvi alcuni obblighi
rituali, come lintitolazione di una via, di lui nella sua città
nessuno più si è occupato. Su di lui, ad Alba, è
sceso un pesante silenzio. Rotto soltanto dalla pubblicazione, proprio
in chiusura della prima serie eusebiana della rivista «Alba Pompeia»,
della bibliografia redatta da Vincenzo Armando, e più di recente
da un bel saggio del compianto Luciano Maccario. |
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Giuseppe Maria Morgari Il barone Giuseppe
Vernazza di Freney |
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Va reso il dovuto merito alla Fondazione Ferrero per essersi incamminata
per questa strada, e al professor Giovanni Romano per averla sapientemente
instradata. |
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Carlo Randoni Veduta dell'incendio di Torino Torino, Biblioteca Reale |
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| Fino in fondo
« albesano », Vernazza è però anche uno dei pochi
piemontesi dellepoca a conoscere la lingua inglese (nel 1771 già
si dedica alla traduzione di alcuni saggi di Hume), oltre che quella tedesca
e quella francese, questultima ben familiare nel Piemonte sabaudo.
Egli esce pertanto alla grande dalle angustie proprie di certa cultura che, ancor più che locale, sarebbe esatto denominare come localistica, prigioniera di una dimensione piccola che è certo essenziale per ogni uomo (perché rappresenta lhic et nunc della sua esperienza) ma che risulta asfittica se non sa confrontarsi in un dialogo continuo e proficuo con un ambito più vasto che, solo, sa dare al locale respiro e significato compiuto. Profondamente partecipe dei fermenti di una cultura cosmopolita, Giuseppe Vernazza dà al suo impegno intellettuale anche una concretissima prospettiva di adesione a un corale anelito riformatore che per tutto il Settecento percorse lEuropa e anche, seppure con un certo ritardo, il piccolo regno sabaudo. Come tutti gli illuministi (seppure fosse, come è stato scritto, una « tempra di cauto illuminista »), vede lesito del suo lavoro di ricerca anche in una trasformazione degli ordinamenti statuali attraverso lassunzione di concrete responsabilità operative nella macchina burocratica che circondava la corte.Innumerevoli e diversificati furono nel tempo i suoi incarichi, quasi sempre al fianco delle più insigni personalità dellepoca. Erano queste provenienti pressoché tutte dalle maggiori famiglie dellaristocrazia piemontese. Vernazza era a ogni titolo loro pari nel sapere, ma sentiva forse come una menomazione non esserlo anche nel rango. Per cui brigò in ogni modo per ottenere quel titolo nobiliare (barone di Freney) che poi non mancava di ostentare ovunque. Ingenua vanità di un uomo che però non fu mai infedele alle sue idee. Le sue aspirazioni riformatrici, che si applicavano soprattutto al campo nevralgico delle istituzioni culturali, non lo trascinarono mai a farsi giacobino e antisabaudo. E quando la restaurazione sabauda parve voler travolgere nella sua cieca illusione di ripristinare il passato così comera stato anche i pur timidi esiti di quegli sforzi riformatori, ancora una volta Vernazza non volle cedere, pur a costo di amare delusioni.Può essere ancora oggi una lezione, quella di un ceto di intellettuali che ritiene suo dovere non chiudersi nellempireo dei propri studi ma cimentarsi con progetti concreti nellagone politico. Come può essere ancora oggi una lezione quella di una classe dirigente che nel voler scientemente cooptare al suo fianco gli intellettuali più acuti trova la ragione della propria eccellenza.Di un «albesano» di tanto rilievo finalmente si torna a parlare. Spero che non si tratti soltanto di una effimera parentesi.Potrebbe essere giunto il momento di una rivisitazione completa e di una schedatura dellimmenso complesso di carte lasciate da Giuseppe Vernazza. Forse varrebbe anche la pena di una edizione di quelle più significative.Il programma non sarebbe dispiaciuto al barone di Freney, che tra i suoi tanti meriti ebbe anche quello di riordinatore dei manoscritti della Biblioteca della Università torinese. |
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| GIANFRANCO MAGGI | ||||||||||
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